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LA SITUAZIONE POLITICA dom, 28 ott 2007
Stiamo dentro una situazione di alta e preoccupante fibrillazione politica. Ormai diventa difficile capire cosa possa succedere da un momento all’altro. Martedì 23 ottobre si è superato per un solo voto l’esame al Senato sul decreto fiscale collegato alla Finanziaria: una richiesta di sospensiva è stata respinta per 157 voti a 156, con il voto di due senatori a vita, ma questo è solo il primo scoglio, poi ci saranno le votazioni sul decreto e dal 5 al 14 novembre si entrerà nel vivo della finanziaria. Ogni giorno sembra presentare difficoltà al Governo. Ormai, anche se con preoccupazione, si deve prendere atto che l’Italia vive una condizione di grave crisi politica, e che si vive nella quotidianità di uno scenario di pre-crisi di Governo. Ogni passaggio al Senato è diventato un evento pieno di patemi d’animo. Non si comprende se al Senato esiste ancora una maggioranza in grado di portare a termine, come sarebbe comunque auspicabile, la Finanziaria. Si respira un clima pesante a cui si aggiunge la costante polemica tra ministri. Intanto si naviga a vista e tutti progetti che richiedono stabilità e tempo sono accantonati, messi da parte: potenziamento delle infrastrutture, innovazione , riforma del Welfare, università , mezzogiorno, riforma della pubblica amministrazione e via elencando. La necessità da tutti avvertita di una nuova legge elettorale sembra non riuscire a farsi largo, eppure sarebbe utile una legge nuova capace di ridurre i partiti personali, senza premio di maggioranza, con lo sbarramento al 5-6%. Sul modello tedesco non sembra che allo stato attuale vi sia una maggioranza, lo stesso Veltroni nicchia. Quanto può durare questo Governo è tutto da vedere, anche se Prodi resisterà a più non posso. Alla di là di questo ci dobbiamo domandare se un Paese importante come l’Italia può a lungo stare in un situazione di questo genere, e quanti e quali saranno i prezzi da pagare. Non ci si può nemmeno consolare dichiarando che comunque l’economia non va male e che la nostra società civile continua comunque a vivere. Ma può durare a lungo una condizione di questo genere quando le istituzioni giorno dopo giorno perdono di capacità decisoria? La povertà sta aumentando e, pur in permanenza di una situazione di benessere diffuso, ormai inizia a lambire anche aree del ceto medio. Nel nostro Paese c’è sempre stata una dicotomia tra dinamismo privato e inefficienza pubblica, ma oggi il rischio che tutto si aggravi. Certo che ci sono delle reti positive che agiscono dentro il paese e la società civile e sul terreno dell’economia. Ma si deve tenere presente che in situazioni come quella che stiamo attraversando c’è anche la possibilità che si creino reti negative, lavoro nero e sommerso, corporativismi, illegalità. Per questo e tenendo conto dei vincoli internazionali ed europei che pesano sul Paese, ci sarebbe bisogno di una politica di leggera, meno autoreferenziale e più orientata all’efficienza del sistema. Lo spontaneismo delle forze vive della società e le buone reti che è riuscito comunque a costruire, da solo non può farcela. Le elezioni subito, che il centro destra sembra perseguire, non risolvono le questioni politiche che abbiamo sul tappeto. Chi vincerà le elezioni con questo sistema elettorale non sarà in grado comunque di dare governabilità e si finirà per rallentare ulteriormente la messa in campo di un disegno veramente riformatore. Da questo punto di vista vanno apprezzate alcune indicazioni avanzate sul sistema “alla tedesca” che non sarà certo il migliore dei sistemi, ma è comunque il più adeguato alla situazione italiana. C’è bisogno di dare fiducia agli italiani, la politica deve recuperare credibilità. Non serve andare allo sfacelo, bisogna pensare da subito al dopo. Bisogna cercare di uscire da questo bipolarismo primitivo e muscolare, in cui si corre per vincere e poi non si riesce a governare. Per questo sarebbe utile una riforma elettorale prima di andare a votare. Abbiamo bisogno di un sistema elettorale che non sia concepito astrattamente o sulla base degli schemi teorici dei vari politologi, ma che sia aderente alla realtà plurale del nostro Paese, che dia spazio alle rappresentanze reali, che mantenga il principio dell’alternanza e punti non tanto a garantire vittorie fasulle, come quelle che ci hanno accompagnato in questi anni, ma alla governabilità, che sottragga a tutti le armi del ricatto e del condizionamento. Il tempo non è molto e chi è responsabile deve uscire dai tatticismi e agire da subito.
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